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Il croato standard convive con tre dialetti storici — štokavo, kajkavo e čakavo — chiamati così dal modo in cui dicono 'che cosa' (što, kaj, ča). In Istria e a Fiume sentirai il čakavo, ricco di parole venete arrivate via mare durante i secoli della Serenissima.
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L'alfabeto croato è perfettamente fonetico: 30 lettere, ognuna con un solo suono. A differenza dell'italiano (pensa a 'sci', 'gli', 'gn'), nel croato leggi esattamente quello che è scritto. Imparate le quattro consonanti tipiche (č, ć, đ, š, ž), la lettura diventa immediata.
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Il croato ha una tradizione letteraria scritta di oltre mille anni: la Tavola di Bescanuova (Bašćanska ploča), incisa sull'isola di Veglia attorno al 1100, è uno dei più antichi monumenti in lingua slava. La Dalmazia veneziana ha lasciato anche un patrimonio letterario bilingue italo-croato unico in Europa.
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Il croato ha conservato tutti i sette casi del proto-slavo, scomparsi in molte altre lingue. I casi rendono l'ordine delle parole flessibile e permettono sfumature poetiche difficili da rendere in italiano. Padroneggiarli è la chiave per passare da turista a vero parlante.
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La parola italiana 'cravatta' deriva da 'Hrvat' (croato): nel Seicento i mercenari croati portarono in Francia il loro fazzoletto da collo, che divenne moda a Parigi e poi in tutta Europa. Sulla costa croata, viceversa, si parla un mosaico di prestiti italiani: 'gusti', 'feta', 'pjaca', 'kasun'.