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Sorpresa: il finlandese non è una lingua scandinava. Non ha nulla a che vedere con svedese, norvegese o danese. Appartiene alla famiglia uralica, e i suoi parenti più stretti sono l'estone e, molto più distante, l'ungherese. Per un italiano che parla una lingua indoeuropea romanza, è un territorio completamente nuovo — e proprio per questo affascinante.
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Niente generi, niente articoli. Per un italiano che passa la vita a decidere tra 'il', 'lo', 'la' e il genere di ogni sostantivo, il finlandese è una liberazione: una parola è una parola, punto. 'Hän' significa sia 'lui' sia 'lei'. In compenso la lingua compensa con 15 casi grammaticali, ma una volta colto il meccanismo diventano molto più regolari delle preposizioni italiane.
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Il finlandese è una lingua agglutinante: incolla suffisso dopo suffisso alla radice della parola. La celebre 'talossanikinko' significa 'anche nella mia casa?' — tutto in una parola sola. In italiano servirebbero cinque parole e un punto interrogativo. È come costruire frasi con i LEGO linguistici.
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Si pronuncia esattamente come si scrive. Niente 'gl', niente 'sce', niente sorprese come la 'c' che a volte è /k/ e a volte /tʃ/. Ogni lettera ha un solo suono, sempre. Per un italiano abituato a una pronuncia già piuttosto trasparente, il finlandese è forse ancora più logico: leggi e sai come suonerà.
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Il finlandese adora le vocali. Il rapporto vocali/consonanti è tra i più alti d'Europa e parole come 'hääyöaie' (intenzione della notte di nozze) mettono in fila cinque vocali di fila. Il risultato è una lingua sorprendentemente musicale — non romanza come l'italiano, ma con un suo ritmo ipnotico, quasi cantato.